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| 28 feb 2023 | 21:48

Ddl ''anti-gender'', Cia replica alla Cgil: ''Segnalazioni che ci arrivano da tantissime famiglie, si vuole contribuire alla responsabilizzazione degli istituti scolastici''

Negli scorsi giorni il segretario della Flc Cgil, Raffaele Meo, era intervenuto sul ddl "anti-gender", la replica di Claudio Cia (Fratelli d'Italia): "Il rischio è una musealizzazione del concetto di affettività sessuale dove, in virtù di un non ben identificato bene superiore, si ritiene utile, finanche quasi obbligatorio, esporre al pubblico ludibrio un tema sensibile"

Ddl anti-gender'', Cia replica alla Cgil: Segnalazioni che ci arrivano da tantissime famiglie

TRENTO. "Sono molto sorpreso nel leggere le dichiarazioni di Raffaele Meo". Il consigliere provinciale di Fratelli d'Italia, Claudio Cia, replica al segretario della Flc Cgil. "Anziché tentare con le proprie azioni di migliorare le condizioni del corpo docente, si occupa di noi definendo il Ddl sulla libertà educativa addirittura oltraggioso e offensivo".

 

Il tema è il disegno di legge, presentato da Claudio Cia con Luca Guglielmi (Fassa), Katia Rossato e Alessia Ambrosi (nel frattempo eletta onorevole alla Camera) di Fratelli d'Italia. "Ma  la proposta legislativa è esattamente l’opposto. Chi imputa a noi la volontà di offendere le famiglie, in realtà non fa altro che offendere tutti i coloro che combattono contro il pensiero unico. Parliamo di libertà educativa ma, appena presentiamo una proposta, cercano di zittirci in tutti i modi. Lungi da me voler ferire qualcuno, ma questa è una proposta che non fa altro che ribadire il diritto di priorità dei genitori nella scelta del genere d’istruzione da impartire ai loro figli così come sancito, tra l’altro, dall’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 10 dicembre 1948".

 

Negli scorsi giorni il segretario della Flc Cgil era intervenuto per spiegare che "usano le famiglie e i figli come strumento elettorale per essere rieletti'', inoltre ha annunciato che il sindacato si farà promotore di iniziative che contrastino l’approvazione del ddl "anti-gender", prevista per giugno, a partire da presidi in piazza Dante durante la discussione in aula consiliare (Qui articolo).

 

Il provvedimento presentato da Cia fa discutere da diverse settimane. Le minoranze compatte hanno presentato un documento con primo firmatario Paolo Zanella (Futura) e con il sostegno di Lucia Coppola (Verdi), Lucia MaestriLuca Zeni Alessio Manica (Partito democratico), Paola Demagri e Michele Dallapiccola (Casa Autonomia.eu) e Alex Marini (Movimento 5 stelle) per chiedere le dimissione dell'assessore Mirko Bisesti sostenitore del provvedimento appoggiato da Pro Vita (Qui articolo).

 

Un disegno di legge che appare in contrasto con l'autonomia scolastica e di difficile applicazione. Questo senza contare i sospetti di incostituzionalità che cadono sul provvedimento.

 

"Ribadisco che il disegno di legge non vuole in alcun modo minare l’autonomia scolastica, men che meno mettere il bavaglio agli insegnati trentini, oltraggiare i dirigenti scolastici e i collegi docenti. Piuttosto, alla luce delle numerose segnalazioni che ci arrivano da tantissime famiglie, si vuole contribuire alla responsabilizzazione degli istituti scolastici, incentivando la proposta di un’offerta formativa facoltativa di maggiore qualità favorendo l’approccio al dialogo con le famiglie e gli studenti maggiorenni che hanno il pieno diritto – dovere di essere informati con riferimento alle attività che verranno svolte in classe. Al contrario di Meo, credo al concetto di fallibilità dell’essere umano, anche nel caso degli insegnanti, e ritengo che il libero confronto tra docenti e genitori possa essere utile a evitare le storture che abbiamo visto, anche nel nostro Trentino, negli ultimi anni. Se, come è stato recentemente ribadito sui quotidiani locali da soggetti ben più autorevoli del sottoscritto, il confronto tra genitori e docenti è già una realtà praticata nelle scuole trentine, non vedo proprio cosa ci sia di male a istituzionalizzare tale rapporto".

 

Nella narrazione Pro vita, all’interno delle scuole trentine, gli alunni sarebbero sottoposti a una sorta di lavaggio del cervello per iniziarli alla “fluidità di genere” che il ddl si propone di combattere. Tutto ciò non è mai avvenuto ma il Trentino fra pochi mesi sarà chiamato alle urne per scegliere il nuovo governo provinciale, così le scuole sono diventate terreno di conquista di una campagna elettorale senza esclusione di colpi.

 

"Vorrei poi rassicurare gli studenti, la nostra proposta legislativa non impedisce loro di autodeterminarsi sessualmente e di vivere la loro situazione affettiva nei modi e tempi che ritengono più consoni. Al contrario, si vuole evitare che una narrazione eccessivamente di parte possa generare discriminazioni, fraintendimenti e malesseri. Leggo infine che secondo Meo l’inclusione di gruppi vulnerabili e a rischio emarginazione sociale tra cui la comunità Lgbtq+ rappresenterebbe un tema di interesse da portare nelle scuole. Vorrei che si riflettesse bene su questa affermazione, in quanto il rischio è una musealizzazione del concetto di affettività sessuale dove, in virtù di un non ben identificato bene superiore, si ritiene utile, finanche quasi obbligatorio, esporre al pubblico ludibrio un tema sensibile come quello afferente alla sfera sessuale per portare giovamento a una categoria di persone che – almeno in parte, come ci dimostrano ormai annualmente gli eccessi delle parate del Gay pride – non ha alcuna intenzione di avviare un qualsivoglia processo d'inclusione all’interno della società", conclude Cia.

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